

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
Ho fame della tua bocca
Pablo Neruda
La giornata di ieri mi ha inevitabilmente ricondotto al mare.
Un giro in moto con gli amici di sempre, un paio di birre,
la strada piena di curve, l’asfalto che scorre sotto i piedi
e l’odore della pioggia.
Un viaggio di notte tra le colline annegate dalla pioggia e dalla nebbia,
un viaggio tra i pensieri.
E poi in spiaggia.
In compagnia del mare, con la sua musica,
con il suo riecheggiare delle onde.
Avevo bisogno del suo profumo ieri sera.
È forse un modo per sentirmi a mio agio stare in spiaggia.
Anche di notte.
O forse è un solo modo per distrarmi
e far si che la mia mente possa vagare in questa distesa d’acqua in continuo movimento.
È stata una serata così piena di sensazioni,
di paure, di speranze, di pensieri, di angoscia,
di voglia di tenerezza, di voglia di amare,
di voglia d'amore,
voglia di dare un abbraccio caldo che scaldi
e che trasformi la tensione in serenità,
che sgravi del peso che ha caricato sulle spalle questa giornata.
E di ridestare sentimenti, di riscoprire gioie assopite,
e provare nuovi attimi di pura magia.
Drin!
Frasi. Parole. Pensieri.
Il rumore della sabbia sotto le scarpe.
Il rumore dei pensieri.
Clik
Parole interrotte.
Fottuta batteria.
La pioggia da cornice.
La troppa pioggia, ad un certo punto,
che mi ha fatto scappare lasciando rimbambalzare nella testa
quelle parole sospese.

(continuo)
Siamo saliti a piedi nella nostra camera,
come due ladri o come due bambini eccitati in un sogno,
sul tappeto spesso steso sopra i gradini.
Superata la soglia mi sono avvicinato a te, nella penombra della stanza.
Poca luce filtrava attraverso le finestre.
Ci siamo guardati da mezzo metro con le labbra socchiuse.
Attrazione e diffidenza.
Gelosia e incertezze.
Dolce e amaro che si mescolavano nei nostri occhi.
È questo il momento più terrificante di ogni incontro d’amore.
Che duri una sola notte oppure anni, l’inizio è sempre spaventoso.
Il momento in cui tutto può accadere, in cui si sta per abbandonarsi,
per scoprire qualcosa – tutto – l’uno dell’altra.
Ma ancora non si sa niente.
Affrontare la possibilità del piacere, o peggio,
della disillusione.
Un passo ed eri di fronte a me.
Ci siamo avvicinati come un uomo e una donna,
non come due adolescenti innamorati.
Ti ho preso intorno ai polsi e ti ho premuto contro il muro.
Avevo voglia di te
ed il tuo sguardo, il tuo respiro
me l’attizzavano come ossigeno il fuoco.
Ti stringevo,
e mi sembrava che la forza del contatto potesse risolvere tutte le tensioni diverse che avevamo dentro.
Siamo scivolati sul pavimento, e ti ho infilato una mano sotto alla gonna.
Sono salito tra le tue cosce con dita irriverenti.
Ti sbottonavo i vestiti e ti baciavo.
Ti baciavo dietro il collo, le orecchie, la bocca con foga.
Sentivo il tuo profumo, l’odore buono della tua pelle.
Mi inebriavo di te.
Ti abbandonavi all’indietro, non facevi nulla per resistere.
Ti guardavo gli occhi, le labbra dischiuse dalla bella forma,
il seno florido, gli avambracci, la pancia, l’ombelico
e le cosce lunghe e liscie e piene che si aprivano.
Sentivo la consistenza della tua persona,
sentivo la tua intima natura femminile,
la sentivo da dentro e da fuori.
E più ti sentivo, più le sensazioni si mescolavano ai pensieri.
Prendimi, prendimi, prendi i miei doni e il mio corpo
E le mie urla e le mie gioie e le mie rese e i miei cedimenti
E il mio terrore e il mio abbandono.
Prendi tutto quello che vuoi.
Mi sembrava di nuotare con forza morbida nella densità del tuo corpo e delle tue emozioni.
Mi sembrava di essere spinto e risucchiato dalla stessa tua identica onda che saliva e scendeva,
e mi trasportava con te.
Poi ho sentito che l’onda saliva ancora e ancorsa
e si rompeva in un verso più alto e lungo
Ed io, e tu, sempre più travolti e coinvolti.
Siamo rotolati, dopo, di lato, tutti e due con il fiato corto.
Poi abbiamo riso e ripreso il respiro.
Gioia, appagamento.
Stavamo bene.
Guardavamo il soffitto dal pavimento e ci guardavamo negli occhi
E ci passavamo le mani lungo le braccia
e sui fianchi e trai capelli.
Felici, sereni.
Coronamento di un desiderio, realizzazione di un sogno.
Vivevamo la realtà. Ci vivevamo.
E toccavo con mano la meraviglia.

La giornata era piovosa.
Noi chiusi dentro a quell pub di Londra che tu conoscevi molto bene.
Fuori il centro della città era deserto,
la nebbia ancora più fredda e densa di quando eravamo entrati.
Abbiamo lasciato scivolare sullo sfondo i problemi,
c’erano altri pensieri che venivano in primo piano,
eravamo troppo vicini e troppo presi dalla nostra vicinanza.
Ci guardavamo negli occhi e non mi sembrava di avere mai parlato così volentieri con qualcuno in vita mia.
Non mi sembrava di avere mai trovato una donna con una testa così spiritosa e libera e intelligente.
Più mi raccontavi di te, e più ti scoprivo vicina a me.
Più mi raccontavi di te più ti volevo vicino a me.
E provavo stupore ed ammirazione per la tua vita fuori dai limiti del prevedibile e del sicuro,
per le cose che avevi fatto per conto tuo, per il tuo continuo viaggiare,
il tuo vivere il mondo mentre i tuoi coetanei se ne stavano ancora a casa imbozzolati nelle cure della mamma.
Io cercavo di starti alla pari, tirare fuori tutti i lati intensi e divertenti della mia vita,
cercando di essere il meno banale possibile, di girare più lontano dai luoghi comuni.
Non era poi così difficile.
Nessuno di noi due si sforzava di apparire come non era.
Eravamo naturali e concentrati come non capita quasi mai,
attenti a quello che dicevamo e che sentivamo
e ai nostri sguardi e
al suono delle nostre voci,
ai minimi gesti e cambiamenti di espressione.
Non era solo quello che ci dicevamo, ma era anche il modo in cui ci raccontavamo le cose,
come se ti conoscessi da sempre, come se fossimo amici, amanti, fratelli,
non so, davvero non lo so cosa mi stava succedendo e perché accadono queste cose.
Perché accade che due persone che non si sono mai viste prima
possano entrare in un contatto così stretto, intimo, essenziale… direbbe Banana
Complici, aggiungo io.
Mi sono avvicinato a te, ti ho stretta in un abbraccio forte.
Tu ti sei dibattuta e ridevi.
Ti ho baciato sulla faccia e sul collo.
Era incredibile.
Era incredibile stare così vicini e stare così bene senza fare nulla di speciale.
Il tuo modo di parlare, la tua voce, così vicina mi facevano venire la pelle d’oca.
Ti guradavo le labbra e gli occhi e la fronte e il naso.
Gurdavo il tuo viso che mi sembrava di conoscere così poco.
Ci siamo alzati senza dire altro.
In quel momento avevamo una comunicazione fatta solo di sguardi e respiri.
Abbiamo camminato veloci sull’asfalto, abbracciati, senza dire nulla e mi sembrava di stringere una persona ancora più incredibile di quella che avevo conosciuto fin ora.
E mi piaceva.
E mi piacevi.
Ogni tanto ci giravamo a guardare la luna alle nostre spalle,
tonda, grande e bianca che faceva capolino tra la nebbia.
Mi sembrava luminosa come non l’avevo mai vista.
Siamo passati di fronte ad un bell’albergo, ti ho stretto forte e sorridendo ti ho sussurrato all’orecchio “questa notte dormiamo quì” .
Tu hai sorriso, un sorriso complice.
Mi hai guardato negli occhi ed era come se avessi intuito che questa notte ci avrebbe traghettato in un altro mondo, sconosciuto e seducente, fitto di sentieri tortuosi e di passerelle fragili, sospese su burroni di chissà quali indecenze.
(continua)

La musica,
certa musica,
in certi rari momentI
entra dalle orecchie,
invade il cervello,
risuona nel cuore,
vibra sulla pelle
e penetra nell’anima.

"I sogni, sappiamo, sono davvero strani:
qualcosa magari ci appare straordinariamente chiara,
minuziosa come la cesellatura di un orafo,
su altre cose invece si passa sopra senza notarle neppure
come ad esempio lo spazio ed il tempo.
Credo che i sogni nascano non dalla ragione,
ma dal desiderio,
non dalla testa,
ma dal cuore,
anche se la mia ragione in sogno si è esibita,
qualche volta,
in ingegnosi voli non da poco."
Fëdor MikhailoviÄŤ Dostoevskij
Quanti sogni ho fatto ultimamente.
Quanto è grande il desiderio che mi accompagna in queste notti.
Quanti i battiti di questo pazzo cuore che pulsa frenetico.
…uno non può essere quieto quando sente…

Roma
Klimt
Bacio
La nostalgia, come la malinconia, è per me un sentimento dolce e amaro,
che porta a rivivere le immagini e i sapori del passato, ammantandoli di fascino.
Come in un sogno ad occhi aperti,
dove si omettono gli eventi tristi e rimangono solo i ricordi più rosei.
Coincidenze, pensieri ricorrenti.
Immagini che richiamano alla mente situazioni e fanno battere forte il cuore.
Cuore che batte e libera la mente.
Giovedì notte, assorto nei miei pensieri, ho incontrato i miei occhi nel vetro della finestra mentre vagavo nella mia stanza d’albergo romana.
Il paesaggio notturno, velato da una leggera foschia, si perdeva nelle tenebre al di la del vetro.
Erano occhi concentrati quelli che ho visto.
Pensavo al significato di quel sentimento importante che si può avere nei confronti di una persona a cui sei legato.
A quanto è raro e forte questo sentimento, quando è davvero sincero.
Indelebile.
Pensavo poi alla sensazione di impotenza che a volte ti prende quando vorresti essere di vicino con tutte le tue forze ad una persona a cui vuoi bene.
A quanto vorresti esserle vicino per poterla stringere in un abbraccio di quelli che tolgono il fiato, darle un bacio e dirle, “non ti preoccupare, sistemeremo tutto”.
Ma sei a molti chilometri di distanza, quasi non te lo riesci a perdonare.
E hai la sensazione che le parole ed i pensieri non bastino mai,
non ti sembra mai abbastanza.
Pensavo all’affetto che nasce quasi imprevisto in situazioni paradossali con persone che fino a qualche tempo fa non sapevi nemmeno esistessero.
Oggi ho una voglia pazzesca di abbracciarti, di dirti di non lasciarmi qui lontano da te
anche se per un solo momento, un attimo.
Mi basterebbe un’illusione.
L’illusione di poterti dire che staremo vicini, insieme.
Giurando per sempre, però.
Vorrei che mi portassi via con te.
[…] abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo é il momento
in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
Siamo in un soffio di vento che già se ne va […]
Neffa - Tango

<<Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni>>
Oscar Wilde
So che non avrei dovuto farlo, ma in un momento così, la tentazione è troppo forte,
la mancanza troppo grande, il bisogno di meraviglia forte ed impellente.
E ho ceduto…
Ma ora ritorno ad un agoniato silenzio
Non esiste nessun’immagine al mondo che non mi faccia pensare a te.
Tu ci sei sempre.
Nelle persone che vedo alla mattina mentre vanno al lavoro.
Tra le note di una canzone che si diffondono nell’aria.
In un bicchiere quando prendo l’aperitivo.
Quando al mare, di sera, la luna è nascosta tra le nuvole.
Quando il rumore di un temporale scuote l’aria.
Nei bambini allegri che vedo per strada.
Quando ricevo una gentilezza, un sorriso.
Nel buio della notte, nel vento, nelle finestre, nella gente che passa.
Quanto sento il profumo della pioggia.
Nelle onde del mare che si infrangono sugli scogli.
Quando entro in un negozio e una corrente d’aria fresca mi investe in pieno viso.
Quando squilla il telefono o ricevo un messaggio in piena notte.
Tu, sei sempre nei miei pensieri.
E quando sento di non resistere più stacco il telefono,
metto mano alla tastiera
e scrivo tutto quello che vorrei tu leggessi.