
Genova è.
La cattedrale di S.Lorenzo e quella bomba caduta inseplosa
Nella Seconda Guerra che ancora puoi ammirare e toccare con superstizione e timore all’interno.
Genova é.
La città che quando piove si paralizza.
Le macchine in seconda e in terza fila delle mamme e dei papà davanti alle scuole,
gli ingorghi del venerdì alle sei senza poi alcun reale motivo.
Le strade strette e ripide in cui guidiamo con disinvoltura.
Ci incrociamo a pochi millimetri con altre macchine senza il timore di toccarci
e spesso senza neppure rallentare,
come se ormai il nostro occhio fosse il più preciso degli ingegneri.
Con la patente presa qui possiamo non avere il timore di guidare in nessun altro posto.
Noi che quando siamo in macchina odiamo quelli con gli scooter
che si prendono le precedenze che non hanno
e si infilano in spazi troppo stretti per non essere guardati con sospetto.
Genova é.
Noi con gli scooter, sempre, con qualunque tempo.
Quando piove, nelle nostre cerate gialle, impavidi tra gli spruzzi sollevati dagli autobus
e le luci delle macchine in coda.
Ci infiliamo negli spazi, nelle piccole strettoie degli ingorghi e arriviamo sempre la davanti,
per primi al semaforo.
Vento traffico, sole o pioggia, sappiamoi che in un quarto d’ora arriveremo.
Non sempre rispettiamo le regole della strada,
ma in fondo esiste un codice non scritto per quelli in moto,
è concesso andare nelle corsie preferenziali degli autobus, superare a destra,
posteggiare tra alberi e macchine.
E quando siamo in scooter odiamo quelli in macchina che creano solo casino.
Genova é.
Il vittimismo. Abbiamo semprte la certezza di essere in credito con la sorte,
di aver subito un torto, di aver ottenuto meno di quanto pensiamo di meritare.
Genova é.
Un derby perenne, nelle parole, nei bar, nei campetti, nell’orgoglio di mostrare i propri colori,
le sciarpe di lana d’inverno, le magliette d’estate, gli adesivi sui caschi
ed una volta i bollini sulle targhe.
Il nervoso, la rabbia tra cugini, la gioia per le loro sconfitte e poi, i migliori amici,
che sono sempre di fedi opposte.
Genova é.
Non è vero che siamo tirchi e non sopportiamo quando la gente ci identifica con questo luogo comune.
A volte siamo solo un po’ più occulati nelle spese.
Genova é.
La pausa pranzo fatta al mare, con il costume sotto la giacca e la cravatta.
La giornata di ieri mi ha inevitabilmente ricondotto al mare.
Un giro in moto con gli amici di sempre, un paio di birre,
la strada piena di curve, l’asfalto che scorre sotto i piedi
e l’odore della pioggia.
Un viaggio di notte tra le colline annegate dalla pioggia e dalla nebbia,
un viaggio tra i pensieri.
E poi in spiaggia.
In compagnia del mare, con la sua musica,
con il suo riecheggiare delle onde.
Avevo bisogno del suo profumo ieri sera.
È forse un modo per sentirmi a mio agio stare in spiaggia.
Anche di notte.
O forse è un solo modo per distrarmi
e far si che la mia mente possa vagare in questa distesa d’acqua in continuo movimento.
È stata una serata così piena di sensazioni,
di paure, di speranze, di pensieri, di angoscia,
di voglia di tenerezza, di voglia di amare,
di voglia d'amore,
voglia di dare un abbraccio caldo che scaldi
e che trasformi la tensione in serenità,
che sgravi del peso che ha caricato sulle spalle questa giornata.
E di ridestare sentimenti, di riscoprire gioie assopite,
e provare nuovi attimi di pura magia.
Drin!
Frasi. Parole. Pensieri.
Il rumore della sabbia sotto le scarpe.
Il rumore dei pensieri.
Clik
Parole interrotte.
Fottuta batteria.
La pioggia da cornice.
La troppa pioggia, ad un certo punto,
che mi ha fatto scappare lasciando rimbambalzare nella testa
quelle parole sospese.
Genova é.
Noi abitudinari, con I nostril punti Fermi, un po’ chiusi, un po’ introversi, un po’ diffidenti. Non ci apriamo subito con chi non conosciamo. Guardiamo a volte con sospetto chi arriva in mezzo a noi. E non perché temiamo qualcosa, ma forse perché amiamo le nostre certezze e tutto ciò che non conosciamo, almeno un po’, almeno all’inizio, ci intimidisce. E rispettiamo gli spazi degli altri, non amiamo entrare a forza.
Genova é.
Piazza delle Erbe ed i caruggi. Che non sono piccoli, stretti ed umidi. Ma vivi, che hanno una storia della città tra le pietre, che riportano il profumodelle antiche trattorie e del pesto fresco. Che ci regalano un po’ di respiro nelle calde sere estive e che ci riparano dal vento in inverno. Luogo non stabilito di ritrovo di tutti.
Genova é.
La Corsica vista nelle giornate più limpide.
Genova è.
La Lanterna, insignificante agli occhi distratti dello straniero, splendida ed imponente ai nostri, che sempre la cercano quando guardano il porto.
Genova é.
I suoi fortini, le passeggiate sui monti, le sagre dell’entroterra, le fave ed il salame di Sant’Olcese.
Genova è.
La focaccia calda, profumata, mangiata alle 4 del mattino dopo una notte fuori, oppure all’intervallo a scuola, o sugli scogli quando la scuola, invece, decidi di saltarla. A casa a colazione il sabato mattina nel caffè-latte, o quella con le cipolle a pranzo, magari in spiaggia d’estate e solo i milanesi dicono sia pesante.
Genova é.
Il Righi di sera, dentro la macchina, a cercare un po’ di intimità.
Genova é.
Troppo stretta per le nostre ambizioni, troppo antica, siamo contenti di poter andar via appena possibile, ma già al di là dei Giovi ci sentiamo smarriti, come se ci avessero tolto di notte, all’improvviso, la nostra calda e sicura coperta, ci manca il mare, ci manca la sua riservatezza e non vediamo l’ora di poter tornare.
Genova é.
Il dialetto che ormai in pochissimi parlano. Ma che quasi tutti capiscono.