postato da rebowsky alle ore 14:23
martedì, 19 agosto 2008

...

Ero impaziente di te,

di te che avrei raggiunto in breve tempo.

Premevo sull’acceleratore come il più dannato dei piloti.

 

Irrequietezza.

Agitazione, eccitazione.

Sono arrivato a casa tua e ci siamo seduti al tavolo,

seduti di fronte ad un paio di Martini ghiacciati

che avevi preparato durante l'attesa.

Abbiamo iniziato subito a parlare di Marrakech,

ad organizzare quanto prima un viaggio in Marocco,

in quella città incredibile e dall'aria così magica.

  

Indossavi una T-shirt nera che metteva in risalto le forme tonde dei seni,

una collana di perle bianche ed un paio di jeans

che ti davano un'aria incredibilmente eccitante.

 

Ti brillavano gli occhi, grandi, belli.

E mentre facevi le linguacce prendendomi in giro

suscitami in me sensazioni di tenerezza

e allo stesso tempo un desiderio incredibile.

 

Avevo voglia di avere il tuo corpo tra le mani,

di accarezzare la tua pelle e sentire il tuo profumo.

Avevo voglia di stare con te, solo con te.

Ovunque.

 

Mi sono avvicinato
ed ho cominciato a baciarti il collo, le orecchie, i lobi, le guance

fino a cercare la tua bocca carnosa che mi faceva impazzire.

Ti ho abbracciato circondandoti il corpo con le braccia.

 

Lo stampo dei seni, duri e compatti,

premevano contro il mio petto provocandomi un turbamento

insostenibile.

 

Ho infilato la mano sotto la tua maglietta.

Le dita si ritrovano a contatto con le forme debordanti dei tuoi seni.

Sapevo che eri sensibile a quel tipo di carezze.

Dopo averti lambito i seni e assaporato la consistenza,

ti ho accarezzato i capezzoli con i polpastrelli.

La loro punta è ritta, turgida.

 

Ti sfilavo poi la maglietta facendola passare oltre il capo.

I tuoi seni apparivano nella loro straordinaria bellezza.

 

Il tuo corpo giovane mi eccitava terribilmente

e accendeva in me un forte desiderio di possederti.

 

Mi sono inginocchiato ai tuoi piedi,

ti ho slacciato i jeans trascinandoli per terra.

 

Le mie carezze ti percorrevano su tutto il corpo

e ti sentivi di perdere dolcemente il controllo per salire ad uno stato di estasi.

 

Il tuo corpo fremeva dal desiderio di essere posseduta,

di abbandonarsi completamente in balia delle mie mani.

Del mio corpo.

 

Di me.

 

Le nostre mani si contendevano il sesso dell'altro.

Continuavo ad accarezzarti,

e tu avevi la sensazione che un flusso di calda energia percorresse il suo corpo.

 

Presa dal piacere, hai chiuso gli occhi ed inclinato la testa all’indietro.

 

Il mio movimento era come un onda che nel suo costante moto ti travolgeva.

I gemiti di piacere rimbombavano nella stanza,

generando echi che amplificavano la sensazione di piacere che provavamo.

Sfinita da delle sensazioni così intense hai riaperto gli occhi.

 

Per una decina di minuti siamo restati muti ad osservare il soffitto,

senza parlarci, sudati e spossati l'uno di fianco all'altra.

Le mani accarezzano la nostra carne provocando ancora in entrambi brividi di piacere.

 

Forse quel giorno, per noi, valeva più del tempo di un intera vita,

forse in un secondo si provano emozioni lunghissime.

Forse un giorno passato così diventa eterno.

Poche ore possono essere il momento più importante e bello di una vita.

O semplicemente l'inizio.

 

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postato da rebowsky alle ore 23:17
domenica, 10 agosto 2008

FALLING STAR

...e tra le stelle
un pensiero per te...
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postato da rebowsky alle ore 22:49
lunedì, 04 agosto 2008

direzione (s)conosciuta

Il viaggio è in realtà è anche un pretesto per riflessioni di ogni genere.

 Nel suo Libro Robert M. Pirsig dice che
La vera motocicletta a cui state lavorando è una moto che si chiama voi stessi.
La macchina che sembra 'là fuori' e la persona che sembra 'quì dentro' non sono separate.”

E un viaggio può servire a far riflettere su ciò che si vede, su ciò che si sente.
Su ciò che si vuole.

Fa riflettere anche sul rapporto con noi stessi, con le nostre paure,
con il nostro passato e con il nostro presente.

 La ragione non basta:
occorre il cuore e il coraggio di affrontare la lacerazione che ne può derivare.
Per superarla e andare oltre.

 ...e tra pochi giorni si parte…

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postato da rebowsky alle ore 14:14
martedì, 01 luglio 2008

LIPS

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.

 

Ho fame della tua bocca

Pablo Neruda

 

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postato da rebowsky alle ore 11:18
giovedì, 19 giugno 2008

La pirámide del Louvre

Ho sognato di essere a Parigi.

Di camminare in uno spazio infinito,

in mezzo alle rue, lungo la Senna,

tra gli artisti di Montmatre.

 

Procedevo lentamente,
passo dopo passo,

con i piedi pesanti e la testa leggera.

 

Sentivo un profumo antico e al contempo nuovo

che inebriava il corpo e la mente.

 

E mi sentivo felice.

 

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postato da rebowsky alle ore 09:49
giovedì, 15 maggio 2008

ON THE FLOOR

(continuo)

Siamo saliti a piedi nella nostra camera,

come due ladri o come due bambini eccitati in un sogno,

sul tappeto spesso steso sopra i gradini.

 

Superata la soglia mi sono avvicinato a te, nella penombra della stanza.

Poca luce filtrava attraverso le finestre.

Ci siamo guardati da mezzo metro con le labbra socchiuse.

Attrazione e diffidenza.

Gelosia e incertezze.

Dolce e amaro che si mescolavano nei nostri occhi.

 

È questo il momento più terrificante di ogni incontro d’amore.

Che duri una sola notte oppure anni, l’inizio è sempre spaventoso.

Il momento in cui tutto può accadere, in cui si sta per abbandonarsi,

per scoprire qualcosa – tutto – l’uno dell’altra.

Ma ancora non si sa niente.

Affrontare la possibilità del piacere, o peggio,

della disillusione.

 

Un passo ed eri di fronte a me.

 

Ci siamo avvicinati come un uomo e una donna,

non come due adolescenti innamorati.

Ti ho preso intorno ai polsi e ti ho premuto contro il muro.

Avevo voglia di te

ed il tuo sguardo, il tuo respiro

me l’attizzavano come ossigeno il fuoco.

 

Ti stringevo,

e mi sembrava che la forza del contatto potesse risolvere tutte le tensioni diverse che avevamo dentro.

Siamo scivolati sul pavimento, e ti ho infilato una mano sotto alla gonna.

Sono salito tra le tue cosce con dita irriverenti.

 

Ti sbottonavo i vestiti e ti baciavo.

Ti baciavo dietro il collo, le orecchie, la bocca con foga.

Sentivo il tuo profumo, l’odore buono della tua pelle.

Mi inebriavo di te.

Ti abbandonavi all’indietro, non facevi nulla per resistere.

 

Ti guardavo gli occhi, le labbra dischiuse dalla bella forma,

il seno florido, gli avambracci, la pancia, l’ombelico

e le cosce lunghe e liscie e piene che si aprivano.

 

Sentivo la consistenza della tua persona,

sentivo la tua intima natura femminile,

la sentivo da dentro e da fuori.

E più ti sentivo, più le sensazioni si mescolavano ai pensieri.

 

Prendimi, prendimi, prendi i miei doni e il mio corpo

E le mie urla e le mie gioie e le mie rese e i miei cedimenti

E il mio terrore e il mio abbandono.

Prendi tutto quello che vuoi.

 

Mi sembrava di nuotare con forza morbida nella densità del tuo corpo e delle tue emozioni.

Mi sembrava di essere spinto e risucchiato dalla stessa tua identica onda che saliva e scendeva,

e mi trasportava con te.

 

Poi ho sentito che l’onda saliva ancora e ancorsa

e si rompeva in un verso più alto e lungo

Ed io, e tu, sempre più travolti e coinvolti.

 

Siamo rotolati, dopo, di lato, tutti e due con il fiato corto.

 

Poi abbiamo riso e ripreso il respiro.

Gioia, appagamento.

Stavamo bene.

Guardavamo il soffitto dal pavimento e ci guardavamo negli occhi

E ci passavamo le mani lungo le braccia

e sui fianchi e trai capelli.

Felici, sereni.

 

Coronamento di un desiderio, realizzazione di un sogno.

Vivevamo la realtà. Ci vivevamo.

E toccavo con mano la meraviglia.

 

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postato da rebowsky alle ore 09:06
lunedì, 12 maggio 2008

CRASH

Nella vita di un uomo prima o poi arriva un giorno in cui,

per andare dove deve andare,

se non ci sono porte ne finestre,

gli tocca sfondare la parete

 

Bernard Malamud

 

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postato da rebowsky alle ore 13:48
martedì, 29 aprile 2008

PUB

La giornata era piovosa.

Noi chiusi dentro a quell pub di Londra che tu conoscevi molto bene.

Fuori il centro della città era deserto,

la nebbia ancora più fredda e densa di quando eravamo entrati.

Abbiamo lasciato scivolare sullo sfondo i problemi,

c’erano altri pensieri che venivano in primo piano,

eravamo troppo vicini e troppo presi dalla nostra vicinanza.

Ci guardavamo negli occhi e non mi sembrava di avere mai parlato così volentieri con qualcuno in vita mia.

Non mi sembrava di avere mai trovato una donna con una testa così spiritosa e libera e intelligente.

Più mi raccontavi di te, e più ti scoprivo vicina a me.

Più mi raccontavi di te più ti volevo vicino a me.

 

E provavo stupore ed ammirazione per la tua vita fuori dai limiti del prevedibile e del sicuro,

per le cose che avevi fatto per conto tuo, per il tuo continuo viaggiare,

il tuo vivere il mondo mentre i tuoi coetanei se ne stavano ancora a casa imbozzolati nelle cure della mamma.

 

Io cercavo di starti alla pari, tirare fuori tutti i lati intensi e divertenti della mia vita,

cercando di essere il meno banale possibile, di girare più lontano dai luoghi comuni.

Non era poi così difficile.

Nessuno di noi due si sforzava di apparire come non era.

Eravamo naturali e concentrati come non capita quasi mai,

attenti a quello che dicevamo e che sentivamo

e ai nostri sguardi e

al suono delle nostre voci,

ai minimi gesti e cambiamenti di espressione.

Non era solo quello che ci dicevamo, ma era anche il modo in cui ci raccontavamo le cose,

come se ti conoscessi da sempre, come se fossimo amici, amanti, fratelli,

non so, davvero non lo so cosa mi stava succedendo e perché accadono queste cose.

Perché accade che due persone che non si sono mai viste prima

possano entrare in un contatto così stretto, intimo, essenziale… direbbe Banana

Complici, aggiungo io.

 

Mi sono avvicinato a te, ti ho stretta in un abbraccio forte.

Tu ti sei dibattuta e ridevi.

Ti ho baciato sulla faccia e sul collo.

Era incredibile.

Era incredibile stare così vicini e stare così bene senza fare nulla di speciale.

Il tuo modo di parlare, la tua voce, così vicina mi facevano venire la pelle d’oca.

Ti guradavo le labbra e gli occhi e la fronte e il naso.

Gurdavo il tuo viso che mi sembrava di conoscere così poco.

 

Ci siamo alzati senza dire altro.

In quel momento avevamo una comunicazione fatta solo di sguardi e respiri.

Abbiamo camminato veloci sull’asfalto, abbracciati, senza dire nulla e mi sembrava di stringere una persona ancora più incredibile di quella che avevo conosciuto fin ora.

E mi piaceva.

E mi piacevi.

Ogni tanto ci giravamo a guardare la luna alle nostre spalle,

tonda, grande e bianca che faceva capolino tra la nebbia.

Mi sembrava luminosa come non l’avevo mai vista.

 

Siamo passati di fronte ad un bell’albergo, ti ho stretto forte e sorridendo ti ho sussurrato all’orecchio “questa notte dormiamo quì” .

Tu hai sorriso, un sorriso complice.

Mi hai guardato negli occhi ed era come se avessi intuito che questa notte ci avrebbe traghettato in un altro mondo, sconosciuto e seducente, fitto di sentieri tortuosi e di passerelle fragili, sospese su burroni di chissà quali indecenze.

 

(continua)

 

 

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postato da rebowsky alle ore 11:37
mercoledì, 16 aprile 2008

FUTON

"I sogni, sappiamo, sono davvero strani:

qualcosa magari ci appare straordinariamente chiara,

minuziosa come la cesellatura di un orafo,

su altre cose invece si passa sopra senza notarle neppure

come ad esempio lo spazio ed il tempo.

Credo che i sogni nascano non dalla ragione,

ma dal desiderio,

non dalla testa,

ma dal cuore,

anche se la mia ragione in sogno si è esibita,

qualche volta,

in ingegnosi voli non da poco."

Fëdor MikhailoviÄŤ Dostoevskij

 

Quanti sogni ho fatto ultimamente.

Quanto è grande il desiderio che mi accompagna in queste notti.

Quanti i battiti di questo pazzo cuore che pulsa frenetico.

…uno non può essere quieto quando sente

 

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postato da rebowsky alle ore 18:08
domenica, 13 aprile 2008

SHADOW

Nell’ombra esplode la TUA immagine nel più oscuro buio.
Piccoli pezzi di me salgono dal basso profondo,
vorticano impazziti, si contorcono, si intrecciano
Sfiorandosi creano effimeri bagliori.

La TUA immagine mi ha trafitto anima e corpo
Il petto si contorce,
è una fitta,
adrenalina in eccesso,
palpitazioni.

Il corpo non controlla il cuore che batte frenetico
È il tamburo che ritma la folle danza.

Ti desidero, ti voglio.
Ti sento.

È tutto vero, reale
Inconsistente e così concreto
Non posso toccarlo ma inonda la pelle.

Rimango in balia di me stesso
Affascinato e immobile.
Palcoscenico e spettatore.

Tutto è stupendo,
TU sei stupenda,
una Meraviglia.

E’ un sogno che non vorrei terminasse mai.

TU riesci a scalfire
la mia maschera.

La TUA immagine grava sulla coscienza.
Immagini indelebili,
ecco ciò che adesso
permane di TE nella mia testa.
Immagini incastonate in istanti che non lasciano la mia mente.

Meraviglia

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