Non finisci mai di conoscere una persona.
Non sai mai dove finisce la realtà e dove inizia la finzione.
Dentro ci sei tu, con la tua stupida innocenza, tu che credi sempre a tutto e a tutti.
Parole fatte di emozioni, confidenze, segreti.
E poi?
Rimani così deluso che vorresti non aver mai udito certe parole, che vorresti non aver mai visto con i tuoi occhi l'amicizia tanto declamata.
Ti rimane solo un pugno di mosche, nulla, niente di concreto, solo un castello di sabbia creato chissà per quale motivo.
Forse per farti ancora male.

<<Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni>>
Oscar Wilde
So che non avrei dovuto farlo, ma in un momento così, la tentazione è troppo forte,
la mancanza troppo grande, il bisogno di meraviglia forte ed impellente.
E ho ceduto…
Ma ora ritorno ad un agoniato silenzio

Il fascino che una persona esercita su un’altra non sta in ciò che mostra della sua personalità nell’istante preciso dell’incontro, ma nella sintesi del suo intero essere, che rilascia questa droga potente che cattura l’immaginazione e genera il legame.
Anaïs Nin – Le stanze del cuore

La timidezza da bambino era uno scudo.
Non avevo mai il coraggio di vedere le persone negli occhi direttamente.
Detestavo il fatto che sentivo arrivare il rossore sulle guance non appena qualcuno mi rivolgeva la parola.
Così ora ne faccio un uso "diverso".
Ho imparato a controllare le emozioni.
Il viso arrossisce sempre ma adesso riesco a guardare le persone dritto negli occhi.
Ho lasciato il fatto di guardare sempre in basso.
Ci sono così tanti dettagli da osservare...

Sei arrivata quasi subito.
Sono rimasto bloccato, con la cornetta del citofono in mano, vicino alla porta.
Avevi addosso una giacca di pelle da motocilista, un paio di jeans scoloriti che ti davano un’aria da teppista e due occhi enormi, fatati, come due acquemarine che rifulgono al buio, occhi di una tale profondità che al primo contatto sembrava di annegare in un mare di emozioni.
Ovunque quegli occhi si posassero, ogni oggetto acquistava significato.
Sei entrata e abbiamo aperto una bottiglia, iniziato a bere e chiaccherare,
il tempo passava accompagnato da sorrisi e sguardi intensi.
Eravamo ubriachi tutti e due, quasi non riuscivamo a pronunciare una parola limpida né fare un gesto netto.
Ci siamo alzati e ti ho stretto a me accarezzando il tuo corpo,
e tu mi hai detto di andare nell’altra stanza.
Ondeggiavo come sul ponte di una nave in preda all’alcol ed all’eccitazione.
Mentre andavamo verso la stanza da letto respiravo il tuo profumo ed i battiti del cuore sembravano impazziti.
Il vino mi dilatava le percezioni al punto di rendere l’aria densa come miele,
ogni gesto sembrava lasciasse una scia.
Ti ho baciata stretta e sono caduto sopra di te sul letto dalle lenzuola rosse.
Ti annusavo i capelli che sapevano di primavera,
e dietro le orecchie
e alla base del collo dove avevi messo qualche goccia di un profumo che,
misto all’odore della tua pelle, aveva su di me un effetto inebriante.
Mi perdevo.
Assorbivo con i polapastrelli la consistenza del tuo corpo sotto i vestiti.
Ti ho sfilato le scarpe con quel tacco 12, ti ho sbottonato la camicia sfilandotela con grande lentezza.
Ogni gesto era trattenuto dal gioco di autocontrollo che avevo fatto con te fino a quell’istante.
Facevo scorrere le dita solo ai margini delle tue zone sensibili,
insinuavo appena la mano sotto il tuo reggiseno e su per le calze.
La ritraevo subito.
E ricominciavo il percorso.
Tu eri ansiosa, non avevi più intenzione di rispettare dei limiti.
C’era una specie di fuoco persistente nel tuo respiro e nei tuoi gesti,
nel tuo modo di sbottonarmi la camicia e togliermela a piccoli strattoni.
Nel tuo modo di inarcarsi all’indietro con le gambe e le labbra dischiuse.
Ti ho sfilato la gonna, passato le mani su per le cosce fino all’elastico delle calze autoreggenti, sotto il liscio inconsistente delle culotte di pizzo.
La tua pancia era tesa e piatta.
Ti ho leccato l’interno di una coscia, ti ho leccato l’ombelico, le costole che sporgevano sulla pelle bianca, ti ho leccato un seno sotto la seta del reggiseno, leccato il collo.
Scorrevo le mani e la lingua sul tuo corpo leggero e pensavo che in fondo era questo che volevo quando ero scappato dalla pesantezza della vita.
Ti ho sfilato le culotte con la più grande lentezza,
perso nel contatto e nell’odore e nella temperatura e nel battito rapido dei cuori,
nella compressione di stati dovuta alla lentezza del nostro avvicinamento.
Mi sentivo un pianista di donne con un repertorio illimitato sulla punta dei polpastrelli,
l’idea mi comunicava un’esaltazione come mi era capitato poche volte in vita mia.
Ti baciavo il seno, l’incavo glabro delle ascelle, ti mordicchiavo i lobi teneri delle orecchie e le labbra.
Assorbivo i tuoi respiri soffiati ed il tremito che ti passava attraverso il corpo.
I tuoi occhi erano pieni di meraviglia, come se ti aspettassi un miracolo al giorno.
Io non posso lasciarti andare via proprio adesso.
Voglio andare in giro con te, in posticini sconosciuti,
anche solo per dire “sono stato qui con te”.
Sono insaziabile, vedi?
Da te vorrei l’impossibile.
Cosa sia non lo so. Probabilmente sarai tu a dirmelo.
Sei più brava di me.
Tu mi rendi felice anche perché con te riesco a parlare.
Con te mi sento a mio agio in tutto.
Dicevo queste cose un po’ perché ero ubriaco, ma tu capivi cosa intendevo.
Hai sempre avuto l’aria di sapere quello che volevo dire.
Con te mi sentivo vivo.
Con te tutto il mio essere sbocciava ed ogni singola cellula riceveva linfa e nutrimento.
Potevo finalmente percepire la mia vera vita.
Il mio vero io.
Alcuni ricordi sono chiusi nei cassetti dell'anima e
le canzoni spesso fungono da chiavi per aprirli

Sto restrutturando(mi)

Ok, azzeri e provi a ripartire.
Cominci a sistemare le macerie a lato della stanza.
Pulisci, metti in ordine, e dai una rinfrescata alle pareti.
E provi a dimenticare il passato.
Pensi a piantare i tuoi chiodi e ti fai mille domande.
Ogni volta che punti un chiodo e con il martello dai una botta,
il dubbio si presenta.
Ma stai facendo la cosa giusta?
Non esiste nessun’immagine al mondo che non mi faccia pensare a te.
Tu ci sei sempre.
Nelle persone che vedo alla mattina mentre vanno al lavoro.
Tra le note di una canzone che si diffondono nell’aria.
In un bicchiere quando prendo l’aperitivo.
Quando al mare, di sera, la luna è nascosta tra le nuvole.
Quando il rumore di un temporale scuote l’aria.
Nei bambini allegri che vedo per strada.
Quando ricevo una gentilezza, un sorriso.
Nel buio della notte, nel vento, nelle finestre, nella gente che passa.
Quanto sento il profumo della pioggia.
Nelle onde del mare che si infrangono sugli scogli.
Quando entro in un negozio e una corrente d’aria fresca mi investe in pieno viso.
Quando squilla il telefono o ricevo un messaggio in piena notte.
Tu, sei sempre nei miei pensieri.
E quando sento di non resistere più stacco il telefono,
metto mano alla tastiera
e scrivo tutto quello che vorrei tu leggessi.
Ho voglia di liberarmi dalla realtà di tutti i giorni, farmi trascinare dagli eventi e dalle circostanze nei luoghi più impensati;
ho voglia di poter decidere di abbandonare tutte le abitudini di una vita in un solo momento;
ho voglia di provare quella sensazione di illimitate possibilità che ti si aprono davanti senza averle chieste;
ho voglia di quella pace che è insieme stanchezza del cammino e gioia di percorrerlo;
ho voglia di fare un viaggio.