...ho detto una bugia...
mi hanno chiesto se ti pensavo ancora e ho risposto che cercavo di non farlo...

Forse sono stato colpito da una strana forma di cinismo, ma,
in seguito a qualche riflessione ho il vago sospetto che, in fondo, l’altruismo non esista.
L’altruismo è forse una maschera dorata dell’egoismo, in qualche caso del narcisismo, nient’altro che una loro anomala gratificazione.
C’è qualcuno che crede davvero all’esistenza di un uomo sulla faccia della terra che mette gli altri prima di se stesso?
O che almeno non usa gli altri, magari in buona fede e con intenti lodevolissimi, per carità, ma pur sempre in suo favore?
C’è chi gode a fare del male e chi gode a fare del bene, ma tutto alla fine serve sempre solo per il proprio godimento.
A fare del bene ci si sente buoni ed in pace con la propria coscienza, si soddisfano esigenze personali, in fondo, che per alcuni addirittura si esauriscono nell’ammirazione suscitata nella gente.
Bisognerebbe che fosse il contrario, allora si che si capirebbe se l’altruismo esiste davvero.
Bisognerebbe che a fare del bene si provasse disagio, sensi di colpa, rimorsi, proprio come ci si sente, talvolta, dopo aver compiuto una cosiddetta cattiva azione.
Quanti contnuerebbero a fare del bene se le cose stessero così?
Si lo so, sono parole ciniche queste.
Ma oggi è così…
Ci sono giorni in cui hai bisogno di fare silenzio fuori e dentro di te.
Bisogno forte, impellente, irrinunciabile.
Il tuo pensiero vaga, non ti riesce di fermarlo, il cuore pulsa più in fretta e non ti va di placarlo.
Nel silenzio puoi percepire i fruscii dell'uno, i battiti dell'altro.
Li ascolti e li vivi.
Nel silenzio s'intrecciano, si fermano e radicano sentimenti diversi e contrastanti,
idee mai palesate, intuizioni balenanti, stupidaggini rilassanti,
sensazioni intense ma che durano un istante,
profumi che riaffiorano da un passato recente o lontano,
sapori mai dimenticati che rimpiangi o riscopri sempre uguali.
E voci, voci...tante, fruscii, grida, sussurri, parole d'amore, nenie, filastrocche, rintocchi, promesse, risate.
Nel silenzio crescono, lievitano, invadono ogni spazio.
E intorno c'è profumo del mare,
l’odore del vento, il sapore dell’erba bagnata.
E, più intorno ancora, silenzio.
…la sensualità è quel gioco d’azzardo infinito dove non ci sono luoghi proibiti e dove tutti i divieti diventano passioni.
A volte ci scivola addosso con un’intensità languida, dolce, deliziosa e torpida, appena percepibile, come se tutto il mondo fosse diventato improvvisamente morbido e senza angoli retti.
Altre volte ci assale in striature screziate con una veemenza dannata, dannosa, amata, verde variopinta, rossa scarlatta, azzurra fuoco, che non concede spensieratezze.
Un impeto affascinante, travolgente, intoccabile, che non lascia respiro ma che tutto travolge e che sempre, con un inchino rovescio, prima o poi se ne va via.
Sensualità può essere un rapimento annegante di immaginazione.
Giochi fluttuanti, sapienze ricamate nel tempo, sfrondate da lacci, ma che importa, il piacere è divino.
La sensualità è nelle cose più distorte, nelle forme sinuose, delle inferriate in ferro battuto, nelle maniglie delle porte, nell’odore di violetta, nel timbro del sassofono, nell’assaporare gesti accattivanti, nel perdersi in sguardi ambigui, nel percepire sillabe profumate che trasportano il pensiero, come flauti magici che recapitano desideri spinosi…
Ci sono dolori che non hanno tempo,
immobili, enormi,
mille volte più forti della nostra capacità di sopportarli.
Dolori che restano li, inesorabili come pugnali nel cuore,
dolori che non danno tregua,
che ogni giorno si svegliano quando ci svegliamo e che di notte non ci fanno dormire.
Vengono vinti soltanto dalla necessità fisiologica del sonno,
ma non del tutto
perché il dolore non dorme mai e spesso si impossessa dei sogni,
e li trasforma in incubi,
a volte,
e a volte in inganni, bellissimi e dolcissimi inganni
che si svelano ogni mattina e ci trafiggono ancora…
e ancora e ancora


Forse questa febbre che mi sta facendo a pezzi sta accentuando questa mia necessità,
ma in questo periodo sento un forte bisogno del mare.
Ho voglia della sua compagnia, di sentire la sua musica, il suo riecheggiare delle onde.
Ho voglia di quei suoi colori grigi e malinconici, tipici di questa stagione.
È forse un modo per sentirmi a mio agio, in questo periodo confuso,
o forse un modo per distrarmi e far si che la mia mente possa vagare in questa distesa d’acqua in continuo movimento, lontana da quei pensieri.
Il vento soffia e la vista cambia, di poco ma continuamente.
La brezza ti accarezza il viso e vorresti che anche i pensieri si rischiarissero.
L’intensità delle sensazioni che provi in questi frangenti non affievolisce mai, anzi, si rinnova costantemente.
Io non mi stanco mai di guardare il mare,
mi affascina,
soprattutto quando è in burrasca,
quando il vento con il suo splendido profumo diffonde pian piano la presenza di questa immensa distesa di acqua salata,
quando negli intervalli tra le nuvole grigie che veleggiavano leggere nel cielo, s’intravedono le ultime tracce di luce del crepuscolo mentre vengo travolto dal buio sulla spiaggia.
Nei momenti belli e in quelli brutti,
quando d’estate fa caldo o in inverno,
sotto un cielo grigio e pieno di nuvole,
il mare è sempre li
e non c’è pericolo che i suoi cavalloni possano darmi fastidio, mai.

Ma come fate, donne, ad essere così fragili eppure così forti?
Di quanti strati è composta la vostra personalità?
Quale segreto nascondete nel fondo dell’anima?
Lo sapete? Almeno lo sapete?
Io credo di no, altrimenti non vi portereste dentro quell’impalpabile senso di inadeguatezza che vi rende così misteriose, così sensibili e complicate, così imprevedibili…
così Donne