
Restare in silenzio ad ascoltare.
Vedere le opere,
osservare con estrema tranquillità quelle figure,
quei dipinti.
Vedere.
Immaginare.
Provare a scolpire con la mente
La pietra grezza da cui l’artista
Ha concepito l’opera.
Pensare.
Segmentare tendenze, ricomporre le linee.
E giocare a capire “da dove” escano alcune scelte
in apparenza strampalate o folli.
“…incominciò a produrre grandi tele sulle quali
Si sovrapponevano immagini differenti:
velieri e donne copiate da giornali pornografici,
minatori e volti stagliati sullo sfondo di un colonnato.
La pittura era sostanzialmente realista,
il sistema compositivo ne associava i frammenti come accade nel sogno
o piuttosto nel ricordare i diversi fotogrammi di un film”
Capire l’arte contemporanea, di Angela Vettese
Presentazione di David Salle

Una donna dolce ma irresistibile?
Una donna complice,
una donna con cui avere la stessa complicità
e la sottile intesa che ho con gli amici più veri?
...ma anche semplicemente una donna con cui fare l’amore,
con cui farlo per davvero,
senza pudori, senza inibizioni, senza freni,
con cui fare l’amore con una passione così insostenibile da assomigliare a rabbia
e, a volte, anche desiderosa di farsi spogliare con delicatezza,
con gli occhi chiusi, gesti lenti, con una bramosia morbida, dolce, segreta...

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
Ho fame della tua bocca
Pablo Neruda

Ti ritrovi a leggere un libro.
Così, quasi per gioco.
Un libro che all’apparenza può sembrare semplice,
“leggero”.
Lo leggi quasi tutto d’un fiato,
bramoso di sfogliare quelle –poche- pagine
incuriosito come un bambino.
E ti porta a pensare,
a riflettere,
a considerare.
<<C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…>>
Così ti ritrovi nel letto, con lo sguardo assorto
e pensieri che traghettano nella mente.
Pensieri importanti, due, che vanno alla stessa velocità
in direzioni parallele, vicine, si sfiorano.
Una rosa. Il colore del grano.
A volte forse è il caso di fermarsi e di vedere le cose con l'ingenuità
-ma anche con la sagezza priva di cattiveria-
e la fantasia dei bambini.
<<non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi>>
E il cuore sorride per la bellezza di queste due cose.
E il cuore aumenta il ritmo dei suoi battiti per la paura di perderle.

La felicità é irrazionale, é emozione.
È quello che ci permette di vivere i sentimenti che proviamo,
belli e brutti.
La razionalità può uccidere tutto questo.

Stai cogliendo le opportunità uniche che quest'anno ti offre, Capricorno?
Visto che siamo a metà del 2008, facciamo un bilancio.
L'immagine che hai di te si sta espandendo in modo straordinario?
Il tuo entusiasmo all'idea di essere vivo sta aumentando?
Stai intensificando i tuoi sforzi per coltivare un senso di libertà interiore?
Hai una visione più chiara delle esperienze di vita che ti servono per sentirti più potente?
Se sei rimasto indietro in uno di questi progetti, comincia immediatamente a recuperare il tempo perduto.

Il viaggio, per me, non è arrivare, ma partire.
È il sapore di un nuovo giorno, l'imprevisto del prossimo scalo,
il desiderio incessante e mai soddisfatto di conoscere qualcosa di diverso,
la curiosità di confrontare i propri sogni con il Mondo,
è il domani,
l'eterno domani.
Parto...
Il collo teso,
vorrei essere la prua di questa nave sferzata dal vento
e spruzzata dai flutti del mare.
Roland Dorgelès, Partir...

Ho sognato di essere a Parigi.
Di camminare in uno spazio infinito,
in mezzo alle rue, lungo la Senna,
tra gli artisti di Montmatre.
Procedevo lentamente,
passo dopo passo,
con i piedi pesanti e la testa leggera.
Sentivo un profumo antico e al contempo nuovo
che inebriava il corpo e la mente.
E mi sentivo felice.

Se fai viaggi in moto le cose assumono un aspetto completamente diverso.
In macchina sei sempre in un abitacolo;
ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino
non é che una dose supplementare di TV.
Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice.
In moto la cornice non c’é.
Hai un contatto completo con ogni cosa.
Non sei uno spettatore,
sei nella scena,
e la sensazione di presenza é travolgente.
È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede,
lo stesso su cui cammini,
ed é proprio li,
così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi:
un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata.
Lo Zen e l’arte della manutenzione
della motocicletta

Ti stavi preparando di fronte a me,
accordavi lo stumento, giravi i piroli con una mano
e pizzicavi le corde con l’altra finché non trovavi l’intonazione che cercavi.
Ti guardavo.
Avevi una dimestichezza totale con il tuo stumento,
ma nella facilità con cui lo manipolavi c’era una cautela da addomesticatrice di tigri.
Hai fatto scorrere le dita sulle quattro corde della tastiera
e con l’altra mano hai iniziato a far scivolare il crine dell'arco facendo sgorgare cascate di note che mi ipnotizzavano.
Le tue dita si muovevano rapide e decise.
Avevi tutto sotto controllo, tutto pareva obbedire al tuo volere.
L’archetto accarezzava le corde che emettevano una vibrazione calda.
Gesti affascinanti, passionali.
Ti scrutavo e vedevo in te diverse nature contrastanti.
Venivano fuori a seconda della luce e da cui ti si guardava.
Da una certa prospettiva apparivi una suonatrice d’orchestra, seria e professionale.
Da un’altra emergeva l’aria da ragazzina sensuale e provocatrice,
da un’altra usciva il tuo lato combattivo e selavtico,
da un’altra sembravi una teppista impertinente,
e da un’altra una giovane signora borghese.
A tratti parevi timida, a tratti aggressiva.
L’insieme di queste immagini ti davano un nonsoché di affascinante ed intrigante.
E tremendamente erotico.
Ero in balia delle tue note e dei tuoi gesti.
Mi sono avvicinato a te, alle tue spalle.
Sentivo il calore del tuo corpo,
ti ho preso le mani e ti ho trascinato verso il divano.
Siamo caduti sui cuscini.
Ci siamo stretti e frugati sotto i vestiti, toccati con la bramosia di chi non riesce a trattenersi.
La pioggia batteva sui vetri bui e sui coppi del tetto sopra le nostre teste.
Picchiettava, scorreva e sgocciolava.
Ti ho abbracciato e ci siamo rotolati stretti.
Ci siamo baciati e strusciati come se volessimo mangiarci,
impazienti di eliminare gli abiti che ci coprivano
e percorrere con le mani ogni avvallamento di pelle nuda.
Ti guardavo inginocchiato su di te.
Le tue forme sembravano molto più dolci di come di come apparivano sotto i vestiti.
Le mie mani scivolavano sulla tua spalla, lungo il tuo braccio.
Sulle tue curve.
Sentivo sotto i miei polpastrelli la consistenza dei tuoi seni.
Mi sono chinato per baciarli.
Sentivo il tuo sguardo, le tue labbra dischiuse e il ritmo del tuo respiro.
Sentivo il sapore della tua pelle, il tuo sapore buono, il tuo sudore dolce da leccare.
Ti baciavo sulle orecchie e sul collo, ti leccavo la punta del naso, l’ombelico e il basso ventre.
E scendevo, pioniere del tuo corpo.
Ti sentivo partecipe, l’odore del sesso e della passione ci avvolgeva.
E le mie braccia ti avvolgevano, le tue gambe mi cingevano.
I nostri corpi si mescolavano.
Sentivo il tuo sapore sulla lingua, la consistenza del tuo corpo sui miei polpastrelli,
il tuo odore permeava nelle mie narici.
Tu eri li, al mio fianco.
La testa appoggiata al mio petto.
Avevi gli occhi chiusi ed un sorriso che scaldava il cuore.
Ti baciavo sui capelli, respiravo il tuo odore, scrutavo la tua espressione.
E sorridevo anche io.
Eravamo li, noi.
In ogni declinazione possibile…